#4 - L'isola del tesoro
Ciao, mi chiamo Marco e sono qui per p̶a̶r̶l̶a̶r̶t̶i̶ ̶d̶i̶ ̶d̶e̶s̶i̶g̶n̶ condividere bellezza. Questa volta parto da Instagram per raccontarti come sono nati gli equivoci attorno a Lipstick Mirror.
Su Instagram, prolificano gli account di novelli Indiana Jones alla ricerca del Modernariato perduto, tutti emuli di trasmissioni televisive realizzate per spettatori che faticano a comprendere la differenza tra finzione e realtà.
Il risultato?

Molti oggetti comuni hanno raggiunto ormai quotazioni importanti inavvicinabili mentre, paradossalmente, prodotti comunque catalogati ma meno noti passano inosservati. Succede costantemente.
C’è un problema? Sì.
Il mio approccio al mondo del Modernariato è di tipo culturale, dettato da passione e rispetto per l’ambiente: quando acquistiamo qualcosa che è già stato prodotto, non consumiamo ulteriori risorse. C’è anche una questione di memoria: i prodotti di cui mi circondo hanno fatto parte del mio, del nostro, passato e ritrovarli aiuta a non dimenticare.
In molti appassionati last minute, invece, vedo un fine esclusivamente speculativo, uno sforzo continuo mirato ad alimentare una bolla capace di fruttare rapidi guadagni. Come finiscono le bolle l’abbiamo scoperto da un pezzo, meglio evitare.
+ Per brevità, chiamato esperto
Lui è Luca Cena, magari lo conosci già, sei da anni tra i suoi oltre 300mila follower su Instagram.
Luca è un collezionista e, dal 2019, con la sua White Lands Rare Books è anche un libraio. Per chi non lo sapesse, Luca è figlio di Elsie Deferre e Roberto Cena, esperto libraio antiquario e proprietario de Il Cartiglio, un’autentica istituzione attiva da oltre quarant’anni. Insomma, è uno che sa di che cosa parla. Quando offre la stima del valore di un libro, quando ne propone l’acquisto, dietro un format da qualche minuto ci sono anni e anni di preparazione. Quello che traspare dai suoi reels è la competenza, la certezza di potersi fidare di quanto dice.
Da un commerciante come Luca, io un libro lo acquisterei. E tu?
+ Il format è il mezzo, non il fine
… bella 'a boiserie, bello l'armadio, belle 'e cassapanche...bello, bello, bello tutto... bravo... grazie, adesso te ne poi pure anna’

Di fronte ai video di certi creators creatori di contenuti, viene voglia di comportarsi con gli autori come fa Onofrio Del Grillo di fronte al povero Aronne Piperno. Ok, questa è una forzatura usata per strapparti un sorriso perché l’incolpevole Piperno è, in realtà, un onesto ebanista e non meriterebbe la supercazzola alla quale lo costringe il cinico Marchese.
Ma il messaggio, quello no, non è forzato. Siete bravi, sincopati nei montaggi, sorridenti a favore di smartphone, entusiasti come Ezechiele Lupo mentre immagina di papparsi il porcellino, però tocca deludervi: chi conosce davvero il settore, vi sgama in un nanosecondo e vi bolla per quello che spesso siete, marchettari senz’arte né parte. Siete quelli, per sintetizzare il discorso, che vanno in estasi per lo specchio Unghia di Rodolfo Bonetto. Che non esiste.
+ Specchio, specchio delle mie brame…
Ok, l’hai visto a casa de’ zia, in quel film di cui non ricordi il titolo, nel negozio dove compravi i pantaloni, nel mercatino visitato domenica scorsa… In sostanza, lo conosci da sempre e quando capita l’occasione sei a un passo dall’acquistarlo. Niente di male, si tratta soltanto di capire cosa stai portando a casa: è un autentico Lipstick Mirror (questo è il suo vero nome) disegnato da Roger Lecal e prodotto da Chabrieres & Cie oppure una delle ennemila riproduzioni?

Senza farla troppo lunga, magari ne parliamo in una prossima puntata, proviamo a distinguere tra riproduzione e riproduzione non autorizzata, cioè falso.
Nel primo caso, la copia è prodotta legittimamente sulla base dei disegni e del modello originale, nel secondo al produttore - che non ha comprato i diritti dal designer - basta inserire soltanto un particolare differente per mettersi le spalle al sicuro, ma quello che introduce sul mercato è, inequivocabilmente, un falso.
C’è poi un terzo aspetto, il peggiore in assoluto: quello degli oggetti spacciati per autentici, come i tanti specchi “Unghia” attribuiti a Rodolfo Bonetto.
Che non lo ha mai disegnato. Chi me lo ha detto? Suo figlio Marco.
Penso che come garanzia possa bastare.
Superato questo equivoco, passiamo a un suggerimento per distinguere un Lipstick autentico da una riproduzione qualunque. È molto facile, basta adagiare lo specchio su un lato e osservare la base: se sul fondello di plastica sono riportati in rilievo il nome dell’azienda, della scritta “made in France” e dell’autore, puoi stare tranquillo: stai acquistando un originale. In tutti gli altri casi, no.
+ Il mio tesssssssssssssoro…
Ok, fammi aprire una sintetica parentesi sul valore degli originali e delle copie.
Quando acquisti un prodotto certificato come autentico, indipendentemente dalla cifra che spendi stai facendo un investimento: per quell’oggetto, esiste una quotazione ponderata, il suo valore potrà restare stabile o crescere nel tempo ma sarà sempre garantito.
Lo stesso non si può dire per i prodotti anonimi o, peggio ancora, per quelli dichiaratamente falsi. Nel primo caso, quello dei prodotti non riconoscibili, il valore presente sarà legato a criteri estranei alla logica, spesso dettati dall’impatto emotivo che l’oggetto ti provoca, mentre quello futuro dipende dalla buona predisposizione di chi si avvicinerà: può andarti bene oppure no. Nel secondo la situazione è ancora peggiore: un falso, una replica non autorizzata, non vale nulla.
Dài, non è il caso di abbattersi.

Se ti piace, compralo ugualmente, l’importante è che tu sia cosciente che il giorno in cui vorrai venderlo (stando attento a specificare che si tratta di una copia non autorizzata, mi raccomando) molto difficilmente tornerai a casa di quanto hai speso.
+ È lui o non è lui? Ceeeeeerto che è lui
Amico mio, mi dirai, ma esiste un modo per districarsi in un mondo tanto vasto? No, non esiste un unico modo, le strade sono tante e tutte ugualmente valide.
In prima battuta, il web rimane un discreto alleato. Certo, devi mettere in conto che in alcuni casi, sempre più frequenti, potresti trovarti anche di fronte a notizie non accurate ma con un po’ di pazienza e tante sessioni di navigazione puoi mettere insieme tutte le informazioni che ti servono.
Una seconda strada è imparare ad ascoltare le persone che frequentano l’ambiente da anni: “esperto” è la parola chiave. In un famoso mercato di Torino c’è un singolare personaggio che, a prima vista, ti appare più caratteristico che credibile. E sbagli, perché invece ha una competenza del mercato che trovi in pochi altri commercianti. Probabilmente perché nei suoi quaranta e più anni di attività ha visto di tutto. È un’esperto: ascoltalo e capirai il valore di un oggetto.
Terza strada: leggere tanto. Esiste poi un’ampia bibliografia, impossibile da riassumere. I primi volumi autorevoli che mi vengono in mente sono Italy: The new domestic landscape: acheivements and problems of Italian design (volume nato dalla mostra tenuta al MoMA di New York nel 1972 che ha cambiato la storia del design), L’Utopie du tout plastique (considerato la Bibbia del Modernariato) e Design italiano. Repertorio dell’arredamento domestico 1950-2000.

Tre titoli per un elenco infinito nel quale, ricordati, il volume più interessante è sempre quello che acquisterai in futuro. Parlo per esperienza personale.
+ Sì, viaggiare…
Infine, c’è un’ultima soluzione: visitare musei, Fondazioni e mostre legate al mondo del design d’arredo. Per farlo, devi avere tempo a disposizione. Partiamo?
Se hai in mente un viaggio a New York, oltre al MoMA ti suggerisco una visita al Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, l'unico museo degli Stati Uniti a essere interamente dedicato al design storico e contemporaneo.
In Europa l’offerta è vastissima: dal Musée des Arts Décoratifs di Parigi al Design Museum di Londra, il bellissimo Designmuseum Danmark di Copenaghen e, ancora, quello che credo sia il più noto di tutti, il Vitra Design Museum di Weil am Rhein. Senza nulla togliere a tutti gli altri. E sono tanti.
In Italia, visita obbligatoria alla Triennale di Milano (nella foto sotto) e nella stessa città - dove si trovano anche alcune delle più importanti Fondazioni del settore - all’Adi Design Museum.

Ci sono poi altri musei d’interesse specifico, come la Fondazione Plart di Napoli e il Museo della Plastica di Pont Canavese, a pochi kilometri da Torino, tenuto in vita dalla sua appassionata curatrice, Lara Carbonatto. Ma di questo ti parlerò nella prossima newsletter.
Bene, anche questa volta grazie per essere arrivato fino a qui. Prima di chiudere, ti ricordo che dall’inizio dell’anno, “Vintage & Altre Storie” - la rubrica che ho curato per undici anni per il mensile Home!, pubblicato da Edizioni Morelli - è stata sostituita da “The Collector’s corner”: se ti capita di sfogliare il giornale, dimmi che cosa ne pensi.
È tutto, appuntamento al mese prossimo. Ciao ciao.

